Si riapre la trattativa sull’Ast di Terni, ecco cosa c’è in gioco

Si riapre la trattativa sull’Ast di Terni, ecco cosa c’è in gioco

Gli operai in corteo sotto il ministero dello sviluppo dove si sta svolgendo l'incontro tra il ministro Federica Guidi, l'amministratore delegato di ThyssenKrupp, Lucia Morselli, e i sindacati
Si riapre la trattativa sull'Ast di Terni, ecco cosa c'è in gioco

Gli operai arrivano in corteo sotto il ministero dello sviluppo economico puntando un bersaglio preciso: Angelino Alfano, il ministro che settimana scorsa, secondo le loro conclusioni, ha ordinato di caricarli. Cantano, ritmando su un motivo da stadio, «l’acciaieria non si tocca, la difenderemo con la lotta».

Dentro, nell’edificio di via Molise, i rappresentati sindacali sono seduti al tavolo con il ministro Guidi e l’amministratore delegato di ThyssenKrupp, Lucia Morselli. Maurizio Landini arriva e non rilascia nessuna dichiarazione. I giornalisti, che si erano su di lui subito catapultati, sono smarriti: niente passaggio sui tg, accidenti.

Ma è un segno. Daniele Francescangeli, delegato dell’Ugl, martedì era a Bruxelles con i lavoratori ternani che hanno incontrato gli europarlamentari italiani. Poi, hanno provato a parlare anche con quelli tedeschi, ma «nessuno ha voluto vederci», racconta, immaginando un disegno tedesco che sa di complotto. «L’acciaio di Terni è un’eccellenza europea. Perché la Germania vuole distruggerlo e portare tutto sotto il suo controllo? Si sta forse preparando a uscire dall’euro, prendendo le misure necessarie?».

L’azienda ha detto, nonostante l’impegno preso con il governo settimana scorsa, che non pagherà gli stipendi dei lavoratori (quelli di ottobre) finché questi non smetteranno di scioperare. L’acciaieria è completamente bloccata dal 22 ottobre. Ma i lavoratori non hanno nessuna intenzione di riprendere a produrre senza avere precise garanzie dalla proprietà. «È un ricatto – dice Sandro, 55 anni, al lavoro all’Ast da 32 –, se non pagano gli stipendi non ci muoveremo da dove siamo».

La busta paga è il punto numero uno all’ordine del giorno dell’incontro: se non verrà versata, la trattativa si arenerà prima di (ri)partire. Oggi, questo si aspettano i lavoratori: che si sblocchino i pagamenti. Dopo, sono disponibili a parlare di tutto. Licenziamenti, produzione, rilancio, piani industriali. Tutto.

Le proposte le hanno. Ora però è il momento delle proteste. A Bruxelles hanno firmato un documento in sei punti, consegnato a David Sassoli e Antonio Tajani, per chiedere all’anti-trust di intervenire subito. L’Ast di Terni è stata ceduta dalla finlandese Outokumpu alla tedesca Thyssen dopo che l’Unione europea ha dichiarato la posizione della prima azienda dominante sul mercato europeo, dunque anti concorrenziale.

La vendita, dicono gli operai, era vincolata al manteninento del livello di produzione e occupazionale della fabbrica. Ma così non è nei piani dell’azienda, che vuole invece ridimensionare. Per questo chiedono un intervento europeo, per valutare se questa cessione riequilibra il mercato, oppure, come pensano, sancisce un regalo alla concorrenza.

Renzi si è impegnato in prima persona per a soluzione della vicenda. Ha incontrato gli operai alla Leopolda a Firenze. Settimana scorsa era al tavolo a discutere con loro, qui al ministero dello sviluppo economico. Si è scritto che sarebbe pronto a chiamare perfino Angela Merkel per sbloccare la situazione. Il duello Germania-Italia è avvertito, tra gli operai. E forse anche a Palazzo Chigi nessuno ha voglia di far passare questa storia come una sconfitta italiana.

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